27 février 2007
ROMA (Reuters) – Il senatore Luigi Pallaro, eletto in America Latina e rappresentante per gli italiani all’estero, ha detto a Romano Prodi che voterà la fiducia al governo da lui guidato.

« Gli ho annunciato che voterò la fiducia, il mio compito è dare continuità al governo », ha detto Pallaro uscendo da Palazzo Chigi dove ha incontrato il presidente del Consiglio.

Pallaro ha spiegato che oggi al Senato potrebbe anche vedere il leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi, ma ha escluso di poter cambiare idea sulla fiducia.

Ai cronisti che chiedevano se Prodi gli avesse prospettato un incarico ministeriale, il senatore ha risposto: « Mai dire mai ».

Pallaro continua a non considerarsi organico alla maggioranza.

« Ci saranno altri chiarimenti, vedremo di volta in volta », ha detto a proposito di un suo sostegno alla maggioranza anche dopo aver superato lo scoglio della fiducia.

Circa lo stato d’animo del presidente del Consiglio, Pallaro ha detto: « L’ho trovato bene, ottimista, addirittura scherzoso ».

Oggi pomeriggio alle 17,00 Prodi andrà in Senato per pronunciare il discorso con il quale chiederà nuovamente la fiducia al governo. Il voto è atteso per domani sera.

Il quorum richiesto al Senato, escludendo il presidente Franco Marini che per prassi non partecipa al voto, è di 161 voti compresi i senatori a vita. La maggioranza politica per il centro sinistra al Senato è molto risicata e deve poter contare, oltre che su Pallaro, sui dissidenti della sinistra radicale e sul sostegno di Marco Follini.


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27 février 2007

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12 février 2007

A proposito dei rimedi al sottosviluppo

La domanda di crescita economica

 

The Elusive Quest for Growth: Economists’ Adventure and Misadventures in the Tropics,
By William Easterly. MIT PRESS, 2002

 

Come mai un cittadino americano medio è 40 volte più ricco di un cittadino nigeriano medio? Come è possibile far decollare il Ghana, in modo che la sua economia registri un tasso di crescita del reddito positivo per più di un decennio? E’ possibile aiutare i paesi africani ad uscire dalla trappola della povertà? « Quando una comincia a pensare alle implicazione de queste domande sul benessere del genere umano, è difficile pensare a qualunque altra cosa » scriveva Bob Lucas nel 1988 all’università di Chicago, e premio Nobel dell’Economia del 1995. Bill Easterly, l’autore del libro « The Elusive Quest for Growth » aiuta il lettore a porsi queste profonde domande e, al tempo stesso, permette al lettore non specialista di capire ciò che veramente sanno sul processo di crescita gli economisti accademici e i policy makers delle più importanti organizzazione finanziarie internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale).

 

E’ difficile parlare al grande pubblico di temi tanto rilevanti con la freddezza e la lucidità del ricercatore accademico e con la brillantezza di un intelligente giornalista. Bill Easterly ci è riuscito. L’onestà intellettuale dell’autore porterà forse un pò di delusione al lettore in circa di magiche risposte. In effetti gli economisti non sanno come si può, con certezza, produrre un miracolo economico simile a quello dell’Italia degli anni sessanta o di Taiwan negli anni ottanta e novanta. Tuttavia gli economisti sanno quello che un governo può fare per « uccidere » la crescita. Può stampare moneta al punto da portare il paese verso l’iperinflazione, facilitare la corruzione, distruggere il sistema bancario, vivere con deficit di bilancio pari al 10% per una decina di anni, e avere interessi reali negativi.
Per decollare è invece necessario che « tutti i giocatori del complesso gioco dello sviluppo abbiano gli incentivi giusti », in modo che la crescita possa effettivamente realizzarsi. Ciò richiede che il governo abbia gli incentivi ad adottare la miglior tecnologia del pianeta, ad aprirsi al resto del mondo, e a gestire un sistema educativo efficace. E poi necessario che le agenzie internazionali abbiano incentivi a destinare risorse a paesi sfortunati ma dotati di buone politiche economiche e non a paesi gestiti con pessime politiche economiche. Questi ultimi paesi sono inevitabilmente destinati a sprecare le risorse loro destinante. Inoltre, è necessario che gli individui più sfortunati e meno abbienti all’interno di ciascun paese abbiano incentivi a partecipare direttamente al processo economico. Ciò richiede che il sistema di welfare faciliti e non penalizzi la percezione del reddito e l’accumulo di ricchezza. E poi necessario che il sistema politico non sia polarizzato tra gruppi contrapposti, e che intraveda in modo unitario l’opportunità di investire nel futuro. Ma anche quando tutte queste condizioni saranno poste in essere, non si avrà la certezza di un decollo, in quanto anche le aspettative sono importanti. Se i cittadini ed i mercati internazionali si aspettano che un paese non decollerà, la crescita potrebbe non arrivare anche quando i giocatori hanno gli incentivi giusti. In quest’ottica, per crescere ci vuole anche fortuna.

Il libro di Easterly è anche ricco di casi studio e di storie dettagliate di uomini e donne dei paesi tropicali, un elemento che aggiunge un senso di realismo e durezza ai temi via via trattati. In questa dimensione si intravede l’esperienza maturata da Easterly alla Banca Mondiale, un’istituzione che lo ha avuto tra i suoi collaboratori per quasi vent’anni.

Anche se molto completo, il libro trascura il ruolo giocato dalla politica internazionale e dalla ragione di stato. Per spiegare il costante supporto dato dalla comunità internazionale occidentale ad un paese come la Zaire (oggi Congo) guidato da un leader corrotto e inaffidabile come Mobuto Sese Seko è necessario guardare alla guerra fredda e alle grandi questioni di politica internazionale. Easterly ignora questa dimensione, in una delle poche lacune del libro. Il giudizio globale rimane ottimo, e ne consiglio vivamente la lettura, facile e spigliata.

Il libro è disponibile presso amazon.com.

Da una segnalazione sul sito « La Voce »

 

Bonjour tout le monde !

12 février 2007

Nata nel 1991 per rilanciare il gusto della buona cucina regionale, in antitesi al dilagare del fast food e delle mode esterofile, Osterie d’Italia Sussidiario del mangiarbere all’italiana è diventato sinonimo di Slow Food, di cucina di qualità, di luoghi accoglienti, e ha favorito la ripresa della gastronomia di tradizione regionale e il moltiplicarsi di locali che ripropongono lo spirito delle vecchie osterie, con il gusto per l’incontro, la convivialità, il vino, il cibo semplice e genuino. Giunta alla diciassettesima edizione, Osterie d’Italia, curata da Paola Gho, è l’unica guida dedicata ai locali dove si pratica la migliore cucina di territorio. Diversa da tutte le altre, è la sola che ogni anno propone l’inventario aggiornato del mangiare bene a prezzi contenuti: in tutti i locali segnalati non si spendono più di 35 euro, esclusi i vini. Gli indirizzi consigliati dalla guida (che non assegna voti né stelle né cappelli ma solo la sua Chiocciolina ai locali che meglio interpretano lo spirito e la lettera della filosofia Slow Food) sono circa 1700 – dall’osteria tradizionale alla trattoria quotidiana, dal ristorante a conduzione familiare alle aziende agrituristiche, dalle enoteche con cucina ai wine-bar di moderna concezione -, in Italia e nel Canton Ticino. Come sempre, anche l’edizione 2007 propone centinaia di novità, mentre tutti i locali confermati sono stati visitati dai tanti collaboratori per verificarne la continuità e l’affidabilità. La filosofia e le caratteristiche editoriali che hanno determinato il gradimento della guida da parte del pubblico rimangono invariate. Osterie d’Italia 2007 segnala esclusivamente i locali che si caratterizzano per fedeltà ai sapori del territorio, ambienti accoglienti, prezzi corretti. Una scheda racconta ambiente, personaggi, cucina, evidenziando i piatti più significativi della tradizione regionale; due simboli premiano, rispettivamente, le cantine più fornite e i locali che presentano la migliore selezione di formaggi. Infine, il riconoscimento più importante e ambito, la Chiocciolina dello Slow Food. In più, la guida riserva uno spazio particolare alle antiche osterie e ai nuovi luoghi di convivialità, proponendo una serie di itinerari alla scoperta delle ombre di Venezia, della cucina di strada a Napoli, dei farinotti liguri, dei trippai di Firenze, delle trattorie dello stoccafisso di Ancona, dei grotti ticinesi, dei fornelli pugliesi e tanti altri. In calce al volume, due utili indici alfabetici, quelli dei locali e delle località. Novità dell’edizione 2007 è il funzionale dizionario della cucina regionale che fornisce al lettore definizioni chiare e concise delle principali preparazioni tipiche: una guida nella guida e un vero e proprio inventario del buon gusto in Italia.